La raffinata espressività di Sergio Colombo

Paesaggi di forte impatto emotivo, figure di non comune piacevolezza estetica, ricerca e

sperimentazione stilistica a tutto campo. Sono le caratteristiche principali di Sergio Colombo, artista di Carugo(Como) che si è affacciato all'arte figurativa da pochi anni, riuscendo a raggiungere

in così poco tempo risultati di grande importanza, grazie anche, oltre al proprio naturale talento e alla grande passione e determinazione che lo muovono, al fattivo apporto della scuola d'arte di Cabiate e a maestri di riconosciuto valore e sicura competenza come Osvaldo Minotti, Carlo Orsi, Ezio Galliani e Mauro Calvi.

Dopo una prima fase paesaggistica di tipo impressionista, fatta di grande delicatezza e raffinata poesia, come testimoniano, tra le altre numerose opere realizzate dall'artista, le tele “Mordina” e “Torrente alla Conca di Crezzo”, Sergio Colombo ha ulteriormente approfondito tecnica e tematiche.

Da un lato ha utilizzato alternativamente e con sapiente misura l'olio, l'acquerello, la china e la matita, ottenendo sempre gli stessi risultati di rilievo, dall'altro ha gradualmente affiancato al paesaggio anche ritratti e figure di rara e vigorosa espressività, sia di soggetto sacro, come per esempio un intenso e originale “Cristo re”, sia di argomento profano, come l'incantevole mix di bellezza naturale e grazia femminile della “Rilassante lettura”, oltre ad alcuni volti di avanzata fase di sperimentazione formale, tutte cose che hanno consentito all'artista di allargare maggiormente i suoi orizzonti ispirativi e le sue possibilità di perfezionamento formale e contenutistico.

Gli ultimi lavori di Sergio Colombo sono così estremamente attuali dal punto di vista della sensibilità artistica contemporanea, sempre comunque nell'ambito del paesaggismo e della figurazione, in particolare per una voluta e ben riuscita impronta tendenzialmente più moderna e informale rispetto a prima, e tuttavia sempre con lo stesso amore per la sua terra natia, tanto da ribadire con forza la sua “speranza di riuscire a trasferire sulla tela, ed alle persone che guardano i miei dipinti, i colori e le emozioni che mi dà la mia terra di Brianza alla quale sono molto legato”.

E così ci possiamo gustare opere che, senza dimenticare altre realtà di grande fascino come ad esempio Venezia, immortalano soprattutto la sua Brianza, sviscerata in svariati modi e con l'uso di una sofisticata gamma di verdi, come l'emblematica “Senza fine”, all'origine della svolta poetico-pittorica dell'artista, “Cascina del Spadon a Figino”, “In Brianza”, “Asso-Mulino di Gino”, “...da Pomelasca, “Cascina del Ruspo” e tante altre.

Prof. Silvano Valentini (Critico d'arte)

Brianza  ritrovata

I l "paesaggio" come soggetto autonomo, in pittura, appartiene alla storia dell'arte recente;  sviluppatasi nell'800 si è accompagnato nel 900 all'astrattismo ed alle altre correnti storiche.

Questa riflessione ci aiuta a capire come sia assai diffusa, oggi, questa tematica tra i molti che si avvicinano alla pittura. Ancor

oggi , annegati come siamo nel mondo virtuale, il contatto con la propria terra, con la propria identità è motivo di grande

attrazione per chi fa della sensibilità artistica un valore irrinunciabile ed il "paesaggio" appaga certamente queste aspirazioni.

Nella pittura di Colombo ritroviamo tutte queste voci che vanno dall'amore per la propria terra, alla natura come valore, a

quell'isolamento fortemente cercato, lontano da tutti i frastuoni, indispensabile per ascoltare e riflettere.

La scelta dei soggetti di questo pittore non è mai improntata allo spettacolarismo od al sublime ma mira piuttosto ad essere

specchio di verità radicate.

L'evoluzione della sua stessa tavolozza ci racconta i colori della riflessione: pacati, misurati, equilibrati. Sono colori pieni di

vibrazioni minime ma determinanti.

Però quello che più di ogni altro è segno chiarificatore è senza dubbio la sua bella composizione: defilata, discreta propria di

chi vuole capire e non stupire. I protagonisti sono i piccoli scorci che divengono un universale, dandoci si l'illusione  di un

universo ben conservato e ben custodito ma indicandolo pure come patrimonio da salvaguardare.

Gli sguardi di Sergio sono quelle visioni lontane non più riproposte come modelli, capaci però di svegliare qualcosa nella

nostra coscienza e nel nostro cuore. 

Sin dagli studi dei primi tempi emergeva questa scelta dei soggetti discreta ma profonda, semplice ma non banale, pacata

e saggia. Rispecchiarsi nella natura è per molti motivo di equilibrio ma per Sergio è anche motivo di coerenza con la  sua

spiritualità.

Gli ultimi lavori svelano anche una padronanza di un colore e di un segno che sono frutto di quello studio rigoroso che alla

fine ripaga.

Vedere la Brianza attraverso gli occhi di questo pittore ci convince di quel patrimonio che abbiamo intorno.

Colombo ci lascia, discretamente, delle note etiche: il suo paesaggio ci parla si della natura ma soprattutto dell'uomo  che

l'ha ereditato e che ha il dovere di tramandarlo.

Carlo  Orsi  (Critico d'arte)

I colori della Brianza nelle tele di Sergio Colombo

I paesaggi della Brianza sono l'espressione più appassionata che l'artista Sergio Colombo ha trovato per dichiarare il profondo

legame che prova per la propria terra.

Valori che vanno dal sentire rispetto per la natura, all'identificazione con uno stile di vita laborioso e defilato, lontano dalla 

confusione e dalla spettacolarizzazione.

Colombo trae direttamente la sua ricerca dalla solida tradizione del Naturalismo Lombardo . La sua ricerca artistica, anche nella produzione più matura, si inserisce nel solco figurativo di Emilio Gola, Mosè Bianchi, Eugenio Gignous. Tuttavia nei canneti

sfumati dei paesaggi lacustri, nei cieli ventosi di alcune sue tele, non manca una certa vena romantica ed espressionista.

Sono ricordi di infanzia e scene di vita contadina che la terra di Lombardia sembra ancora trattenere dentro di sè, diffondendo

un senso di antica nostalgia: vecchie cascine abbandonate, alte montagne circondate da radi gelsi e i laghi unico svago per

gente che dedica la vita al lavoro.

L'identità delle radici e l'amore per una solitudine che ha momenti di emozione, tornano in tutti i paesaggi di Sergio Colombo.

Veronica  Fallini (giornalista)

Sergio  Colombo

L'opera di Sergio Colombo è frutto di una continua e considerevole ricerca sui valori ermetici della vita umana che prende forma

mediante la corposità della pittura ad olio e la pregnanza gestuale.

Le sue tele comunicano caos e curiosità e mettono in scena un labirinto sensoriale ricco di particolari. Sergio Colombo vivifica

l'esperienza del reale con un sistema totalmente immaginario, mettendo in luce il ricordo del pensiero.

Le sue creazioni sono anche la trasposizione delle esperienze vissute durante i viaggi concettuali e spirituali, proiettati in

elaborazioni pittoriche con caratteri figurativi.

Sperimentatore e ricercatore, sottopone la sua gestualità alla memoria, all'istinto più alacre. Il fine del suo operato non mira 

all'estetica, si tratta di un messaggio intuitivo, una valvola di sfogo correlata alla ricerca ed al mistero più profondo.

Veronica Nicoli  ( critico d'arte - Presidente ArtetrA Art Associates)

La  pittura  delle  rimembranze

Mi sono accostata alle opere di Sergio Colombo con la delicatezza che il suo animo impone.

Sergio è una persona pacata e colma di malinconico sentire, persona riflessiva e profondamente sensibile che ama la "bella" 

pittura e non disdegna l'ammirazione per l'arte di altri artisti. Innamorato della sua Brianza, quella delle tradizioni, quelle delle

rimembranze, quella dei particolari verdi che solo la Brianza regala, non per de occasione per decantarla con la tecnica a lui

più congeniale, pittura ad olio su tela. Con i colori che assaporano di terra e di sudore sempre ben amalgamati, ben accostati, 

manifesta con le sue pennellate grasse di colore tutto il suo sentire regalando scenografie naturali che catturano gli occhi ma soprattutto il cuore.

Quando si accosta alla tela bianca, con l'impegno che lo contraddistingue, cerca di imprimere tutto il suo sentire, la sua emo-

zione che in quel momento sente di avere e di saper regalare a quello spazio sempre troppo limitativo. Ecco che i boschi dai

caldi colori diventano rifugio dei pensieri più nascosti, le campagne coperte di neve invitano ai giochi di allora, gli angoli sugge-

stivi della Brianza raccontano storie vissute all'ombra del castagno o sotto il portico dei sogni, casolari che adornano la vita di

cortile dove lo schiamazzo dei bimbi è ancora palpabile. Tutto questo Sergio Colombo lo rapporta egregiamente nelle varie

stagioni dell'anno regalando alle opere suggestive atmosfere, cromia diversa sempre personale. Non ha bisogno di tecniche

particolari, con la sua pennellata riesce ad imprimere la sua personalità. A noi tutto questo ci giunge con la pacatezza di attimi, 

di antiche memorie, di carezze e di abbracci per un tempo volato via sempre troppo in fretta. Colombo ci porta indietro negli

anni, quando in Brianza il frastuono era lontano e in questa terra di radici forti e di strette tradizioni tutto si sviluppava intorno

ai pochi abitanti dei piccoli paesi di campagna; nelle opere di Colombo non è difficile trovare personaggi dediti al lavoro  con

volti e mani rugose, donne che raccontano col filo del ricamo la loro realtà o forse sogni nascosti col loro capo chino, scene di

vita dunque vissuta e raccontata.

Tutto questo Sergio Colombo lo raffigura con una tecnica ormai sua, perfezionata dopo anni di scuola con la testardaggine  di

chi ha la passione dentro, è riuscito a crearsi il proprio spazio fra i pittori contemporanei e la sua mano, ma soprattutto il suo

animo, giungono al fruitore come messaggio di una pittura del ricordo e della rimembranza.

Sono però sicura che a Sergio Colombo questo non basti, che sta già guardando "oltre" e presto entrerà nel sogno con altre

avventure pittoriche.

Carla Colombo  (artista)

L'amore  altrove

C'è un'ondata di malinconia che travolge le donne di Colombo. Sergio, il nostro artista, racchiude in una pesantezza di pensie-

ro e di emozione le donne che raffigura tramite la leggerezza, alle volte quasi addirittura evanescente, del segno del suo tratto.

Non c'è un'età che favorisce più di un'altra, non c'è un colore, un'espressione che, più di un'altra, emerge rispetto al convincente

e predominante tema principale che è tipicamente manifestato attraverso una modalità che non può che essere quella maschile.

A Sergio Colombo interessa il tema: in tette le sue sfaccettature, in ogni sua curva da intraprendere, nella sua responsabile com-

pletezza. Colombo è cone se provasse un senso di immedesimazione nel corpo e nei sentimenti femminili. Un senso di solidarie-

tà che, però, non sfiora mai, neanche lontanamente, il senso del patetico ma che, al contrario, è pieno di comprensione e analisi

quasi scientifica dei mille universi femminili che lui stesso osserva e da cui, è evidente, rimane affascinato. E' un gioco reciproco

quello tra Colombo e le sue donne. Un gioco fatto di sguardi, seduzioni, malinconie, approcci, insinuazioni, perlustrazioni, inda-

gini e, soprattutto, reciprocità. Lui le guarda, le osserva, dona loro una colorata vita su tela e loro, molto spesso, guardano altrove.

Guardano altrove, pur sapendo di essere guardate. Anzi, forse, proprio per questo lo fanno. Gli sono quasi irriconoscenti per il

regalo che Colombo ha fatto loro. Maurice Maeterlinck, poeta, drammaturgo e saggista belga, vincitore del Premio Nobel  per

la Letteratura nel 1911, in uno dei suoi racconti più riusciti, dona la parola a una delle donne della sua opera letteraria per rimpro-

verare l'amato di, letteralmente, "star guardando altrove". Dopo questo lieve ma deciso rimprovero il povero amante, preso da

un raptus d'inaspettata poesia e di ritrovata emotività, d'un tratto imprevisto, partorisce una delle frasi più belle di tutta la  let-

teratura mondiale. Dice: "ti sbagli: io non sto guardando altrove, io ti sto guardando altrove". In quel ti, in buona sostanza, scal-

pita tutta la tenerezza, tutto il delirio estatico e sentimentale incontenibile grazie al quale, l'amore, può manifestarsi anche senza

manifestarsi. Quando si palesa evidenziandosi, infermabile, seppur in maniera maldestra. Ecco, è proprio riassumibile in questo piccolo ma potentissimo aneddoto letterario quello che sembra essere il rapporto di Colombo con le sue creazioni. Egli, infatti, 

non guarda altrove. Le guarda, altrove. E forse anche loro fanno lo stesso. Eterne, immobili,inscalfibili, dentro una composizione

che prende piede ora con toni caldi, ora con toni freddi, alle volte nebulosi,alle volte corposi e pesanti. La loro pesantezza sembra

provenire dalla consapevolezza di essere, ormai, divenute cosa reale. Il danno della vita è stato fatto. Il problema è nato: non  si

può più tornare indietro. E la poesia di tutto questo, forse Maeterlinck capirebbe, consta proprio  della eventualità a causa della

quale, la vita che prende la vita, è stata resa cosa possibile attraverso il solo e semplice uso della passione umana: quella del gio-

co della pittura, della sua avventura e dell'amore che Colombo ha per essa.

Luca Cantore D'Amore  (critico d'arte)

Negli  occhi  il  mondo

Un vero pittore paesaggista, un cacciatore di paesaggi che prima ha scandagliato forme e colori della natura, della terra e  del

mare. un pittore di talento, che ha saputo realizzare concretamente opere figurative di molteplici "paesaggi incantevoli" taluni

esistenti davvero, anche se il più delle volte, un po' in ombra, non "letti da una umanità abbastanza frettolosa e distratta", che

pura, li aveva avuti sempre accanto, proprio "sotto gli occhi". Sergio Colombo, attraverso la pittura, ci invita a compiere un viag-

gio intenso, ricco di pathos, il divenire è una evoluzione armoniosa, come l'avanzare del verde a primavera, un cammino arioso

proprio sul bordo sterrato tra sentieri di monti e di valli di lato alla vita.

Dalla ricchezza dei colori della natura svelata, alla ricerca più intima e insidiosa, verso territori e paesaggi, meno visibili perchè,

celati nel mondo sconosciuto dell'anima. E' davvero carica di suggestioni la pittura dell'artista carughese, riesce, così bene, a

cogliere la semplice grandiosità del linguaggio della psiche. Intuisce le musiche del cuore, ne ascolta e ne ricanta i refrain, pren-

de al volo le parole appena sussurrate, accosta l'orecchio sulle voci mute dei più umili fra  gli uomini e, con gli occhi poi scava,

cerca e riporta alla luce, l'apparente semplicità del quotidiano. Evidenzia l'oggettività,  dei dati sia reali sia immaginari, per poi

affacciarsi e accingersi a varcare la soglia di quegli infiniti tormenti del mondo.

La sua osservazione è delicatissima, intima e sagace, le opere diventano uno scorrere di belle sequenze, metafore dell' ansia

umana contemporanea; ci sono colori vivi che danno vita ad un linguaggio poetico seducente, carico di quella inquietudine che

si impadronì di letterati e artisti come Fernando Pessoa, Amedeo Modigliani e Mario Schifano. Un vero reportage che documenta direttamente il lato più oscuro dell'esistenza. Colombo si avvale - in maniera particolare - degli occhi; gli occhi che sono lo spec-

chio dell'anima, la porta d'ingresso verso l'universo "interiore" di tutte le creature del mondo.

C'è una grande analogia che affianca gli occhi al sole - che è il simbolo della luce e della sconfinata energia vitale-. Dagli occhi  e

dallo sguardo si può varcare quella linea invisibile che ci conduce verso l'infinito sconosciuto dello "spirito"; ed è sempre attraver-

so gli "occhi" che si accede direttamente alla dimensione più intima dell'uomo.

Nello sguardo, si dice, ci siano più di tante parole... Questi "occhi" benedetti, per Sergio Colombo, sono nuove terre d'approdo,

sono la continuazione del suo inarrestabile "viaggio" d'artista; per questo egli ne ha fatto territorio di ricerca e di studio, per

continuare a comprendere e ad arricchire il suo mondo, per svelare ancora altri "Paesaggi" sconosciuti e segreti.

E' con gli occhi che, "il menestrello" talentuoso, ha ricominciato a tratteggiare "nuove visioni e nuovi angoli immaginari", panora-

mi nati nelle vibrazioni più intime, scene mai viste, colte nelle sonorità segrete del pensiero, fra le traiettorie iperboliche del volo

della fantasia, non solo "visioni" sognate, ma sogno, talmente vero da essere narrato.

Allora, guardando con attenzione gli "occhi" che l'artista esamina e scruta, ci possiamo accorgere che "questi" non guardano sol-

tanto ma parlano: Parlano un linguaggio pacato e profondo, comunicano stati d'animo, serenità e tormento. Fra le palpebre, c'è

la fonte fresca, ove sgorga e viene fuori non solo il carattere ma le speranze, le amarezze, le "terre di mezzo", della nostra coscien-

za, quelle strane convergenze e il governo dei canali del dolore, quelle membrane protettive, che attutiscono i colpi  e che ci aiuta-

no a vivere questa nostra vita. Nello sguardo e nei punti di luce degli occhi si nascondono gli incipit delle storie infinite che sgorga-

no dall'eterno fluire del pensiero, ed è qui che possiamo intravvedere le piccole ombre, tutti i chiarori, i patimenti e gli amori,  in

quel muto e solitario dialogo nel soliloquio con l'anima.

Gli artisti ed i poeti hanno la capacità e il "privilegio" di percepire prima e meglio la realtà e il mondo irreale, perché essi sanno

ben vedere attraverso gli occhi dell'anima. Poi, l'arte permette loro di sublimare i momenti brillantemente intuiti, nella realizzazione

delle loro opere; a volte, bastano solo le piccole cose, gli aspetti più semplici, quello che agli altri - purtroppo - continua a sfuggire.

E' oramai consuetudine dell'arte spingere gli "attori più bravi" verso nuovi territori, verso la possibilità  di abitare le menti altrui  ed 

il mondo. Viaggiando sulle rotaie del cuore, - gli animi più sensibili - scavalcano le onde delle emozioni e riescono straordinaria-

mente e inevitabilmente a coinvolgerci, così, proprio come succede alla danza delle mani nel pizzicare alcune corde della chitarra,

quando ne soggiogano le altre vicine, che vibrano e risuonano anch'esse solo per "simpatia".

Senza l'arte e senza gli artisti, correremmo seri pericoli.

"secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo - scrive Samarago - ciechi che vedono, ciechi  che, pur vedendo non

vedono. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in

estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte... ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l'unico luogo  del

corpo dove forse esiste ancora un' anima".

Sergio Colombo riporta alla luce storie sconosciute e complesse, appunta fra "cristallino, cornea, pupilla e iride" tutta la sua emoti-

vità e tutto il suo lirismo. Dedicandosi con assoluta passione a tavolozze e colori egli compie sì un grande percorso d'arte che allo stesso tempo, diviene tragitto esistenziale e umano. Allora il maestro fuga ogni dubbio, così come succede al protagonista del più famoso romanzo della letteratura americana: "tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti(1)".

L'universo pittorico del maestro Colombo è popolato da tante donne: assorte e pensierose,deluse e gioiose,stranite e sofferenti, primedonne, figure eteree e sfuggenti, donne invisibili; donne che osservano. Una sequenza di evoluzioni inimmaginabili che l'artista coglie, sul lato obliquo della scena ... arrampicato sul bordo, proprio come il poeta/acrobata di Ferlinghetti.

... il poeta come un acrobata

s'arrampica sul bordo

della corda che s'è costruita

ed equilibrandosi sulle travi degli occhi

sopra un mare di volti

marcia per la sua strada

verso l'altra sponda del giorno.(2)

Egli sa bene che è l'occhio dell'uomo , non solo lo strumento più straordinario, il "senso"più importante, quello che avvicina più a Dio! Del resto, l'umanità stessa per narrare la storia ha avuto necessità "degli occhi", per testimoniare fatti ed eventi. Per la storia

di ogni epoca, occhi capaci hanno visto e raccontato fatti e tempi, ovunque, in ogni parte del mondo e in ogni secolo; e poi, occhi

importanti e unici, quelli degli artisti più grandi: Caravaggio, Michelangelo, Goya, Chagall, Picasso, Bosch...

Anche la memoria di noi stessi passa strategicamente attraverso gli "sguardi" proprio nell'incontro degli occhi dell'altro; è così che

continuiamo a "conoscerci e a ri-conoscerci" e nel rispecchiarci, e ad avere il riflesso dei nostri. L'altro è un po' la fonte principale

della nostra possibilità di scrutarci dentro, di metterci in discussione, di comprenderci e di ritrovarci. L'arte allora diventa un invito e

una spinta verso la possibilità di approfondire culture e conoscenze e, nel migliore dei casi "abitare la mente" di tutti i popoli  del

mondo.

(note: 1) - E. Hemingway "il vecchio e il mare - 2) L. Ferlinghetti "poesia come arte che insorge")

Rosario  Sprovieri  (critico d'arte - direttore  MiBACT  Roma)

Il  poeta  del quando

Aveva undici anni Sergio Colombo, da Carugo(Como), quando Tony Renis, da Milano, uscì, ventiquattrenne, con il suo più

grande successo internazionale: Quando quando quando. Milioni di dischi venduti giocando su questo avverbio di tempo.

Anche il poeta Sergio Colombo è rimasto affascinato da questo avverbio di tempo, come si può notare dai titoli dei suoi

quadri.

Sergio Colombo,  ogniqualvolta ha sentito l'impulso di scrivere una poesia per fissare un determinato momento della vita,

ha preso i pennelli in mano e ha dipinto un quadro perchè, se egli è poeta nell'animo, in realtà è pittore che sa dipingere,

che sa narrare e comunicarci le sue sensazioni.

Spesso sullo sfondo dei suoi oli su tela compaiono oggetti, personaggi e paesaggi che rafforzano l'idea del quadro e

comunicano con chi guarda.

Guardare i suoi quadri è come leggere un libro di poesie.

Jean  Blanchaert  (Gallerista e Critico d'arte)

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